giovedì, 12 aprile 2012
L'abbraccio
Quanta intimità c'è in un abbraccio? io credo tanta, anzi tantissima. lasciare che qualcuno immobilizzi il nostro corpo con le sue braccia è un atto di fiducia enorme.
Non sono mai stato un fan degli abbracci a cazzo e nemmeno seguace dell'orso abbracciatutti. ma non sono comunque questi i motivi che mi fanno essere un po' restio nei confronti dell'affettuosità tramite braccia.
mi lascio abbracciare solo da chi reputo importante, da chi sono sicuro non mi farà del male, ma soprattutto, io abbraccio solo le persone alle quali voglio davvero molto bene.
abbandonarsi tra le braccia altrui è più intimo di un bacio. spesso le cose sono correlate, ma non è detto.
baciare significa, a volte, scambiarsi un'effusione passeggera, adolescenzialmente inconsapevole dell'amore. abbracciarsi invece non è mai inconsapevole!
sempre in merito al connubio bacio-abbraccio, mi trovo sull'idea che, nei momenti in cui ci si bacia appassionatamente, il 70% del piacere sia creato dal calore e dal desiderio che trasmettono le braccia lungo il corpo.
così come i bambini vogliono stare in braccio, anche gli amanti vogliono sentirsi protetti dalle braccia dell'amato/a.
è un istinto primordiale di protezione e comunicazione. le braccia altrui diventano sicurezza, forza e serenità.
chiaramente non solo gli amanti si abbracciano, lo fanno tutte le persone che si vogliono bene, perché lasciarsi abbracciare è come porgere un coltello, il passo tra bene e male è talmente sottile che implica fiducia, rispetto e amore.
giovedì, 22 marzo 2012
Nessuna legge
Non vi è traccia, nella costituzione e nel codice civile, nemmeno di un piccolo comma inerente l'obbligo a essere felici e sorridenti tutti i giorni!
Non esiste direttiva specifica nemmeno in merito alle frasi standard "come stai?" "tutto bene?" etc etc.. anche se io la metterei, soprattutto per limitarne l'uso improprio!
Da un po' di tempo, potrei esagerare dicendo approssimativamente un paio d'anni, vivo con la convinzione che non sono obbligato a essere sorridente e felice.
Se sono triste o sto male, perché mi devo nascondere dietro falsi sorrisi?
Tanto, alla gente, non importa quando sono felice, figuriamoci se interessa la mia tristezza. sia mai che gli chieda aiuto!
A poche persone pongo la domanda "come stai?" perché sono poche le risposte che ascolto sinceramente e con la disponibilità ad accettare qualsiasi cosa.
se uno che non conosco mi dice che è triste e sta male, me ne faccio subito una ragione e lo mollo per i fatti suoi. egoismo? no, legittima difesa!
se invece un amico mi chiama e mi dice che non sta bene, cerco di fare il possibile per alleviare il suo malessere. talvolta anche lasciare che le persone si sfoghino senza essere interrotte è utile! ascoltare è una buona medicina quasi sempre.
quello che però mi preme esporre è che davvero, non bisogna sentirsi in dovere di sorridere, altrimenti la gente si fa un'idea sbagliata di noi. non siamo figli del mulino bianco, anche noi abbiamo le palle girate o il morale sotto i piedi, diritto di mostrarlo palesemente con faccia, gesti e parole incluso!
ovviamente l'esternazione del disagio non deve diventare richiesta di carità o autocommiserazione, altrimenti si sfocia in argomenti che richiederebbero 8 blog aggiuntivi!
visto che siamo in quaresima, mi viene in mente la frase delle sacre scritture che dice più o meno di non mostrare le pene del digiuno ma di profumarsi e uscire gloriosi di casa. ecco, per me non vale la stessa cosa quando l'umore è nero o si è tristi.
è giusto che le persone imparino a capire che anche noi, abbiamo momenti no e zero voglia di stare ad ascoltare i problemi altrui perché vorremmo che qualcuno ascoltasse i nostri!
martedì, 13 marzo 2012
Wild...
C'è sempre una buona ragione per essere folli.
Ebbene si, sono fermamente convinto che la follia in senso positivo sia l'unica salvezza per la nostra testa.
traducendo alla buona la frase anglosassone "there's always a good reason to be wild" ho focalizzato l'attenzione sulla parola wild.
cercando su google, le traduzioni sono svariate: s. vita allo stato brado, vita libera e selvaggia; regione selvaggia, territorio incolto
agg. selvatico; selvaggio, primitivo, incivile, barbaro; turbolento, sfrenato, sregolato; (fig) pazzo, matto, fuori di sé, folle; senza ritegno; violento, furioso; burrascoso, tempestoso; (fam) furibondo
tra le tante, quella che ho preferito è folli come sinonimo di matto o pazzo.
La follia che intendo non tocca la medicina o la scienza, ma lo spirito di sopravvivenza. per poter resistere alle sofferenze, ai dispiaceri e alle cose negative della vita, bisogna assolutamente trovare qualcosa che ci renda estremamente vivi e liberi, folli per l'appunto!
non vedo necessario guardarsi attorno, basta semplicemente indagare nel proprio io e scoprire quale sensazione ci rende vivi. circoscrivendola e amplificandola, possiamo respirare ossigeno puro e sentire nella testa quella sensazione di leggerezza mista a stordimento che genera benessere.
prendersi parentesi di follia permette di staccare dalla routine, evadere dai pensieri monotoni e pesanti della vita umana, sgomberare il campo a sensazioni positive che, sicuramente, porteranno benefici non solo a livello mentale.
prendete un uomo in giacca e cravatta. vestito di tutto punto sarà sicuramente impeccabile, formale, quasi perfetto. ma sicuramente poco attraente! se invece allo stesso uomo facciamo indossare un bel paio di rayban alla top gun e allentiamo il nodo della cravatta, ecco che otteniamo un temibile sciupafemmine, attraente e irresistibile.
gli occhiali da sole e il nodo allentato rappresentano la mia concezione di follia: quel pizzico di imperfezione rende tutto migliore. la serenità di pensieri frivoli e pazzi rallegra la giornata, rende il respiro più profondo e felice.
dovremmo imparare davvero a non prenderci troppo sul serio e amplificare le sciocchezze, vivremmo meglio e saremmo più belli agli occhi degli altri.
10:41 Scritto da: toolovely in Emozioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: wild, follia, pazzia, frivolezza | OKNOtizie |
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